Durante il ventennio il palcoscenico fu molto più che un semplice luogo di rappresentazione: divenne un laboratorio per plasmare gli italiani. Benito Mussolini trasformò il teatro in uno strumento di formazione politica e culturale, intervenendo a seconda dei casi in veste di critico, impresario, drammaturgo e censore. Attraverso un'imponente ricerca d'archivio e un'analisi approfondita di fonti dei tipi più diversi, Patricia Gaborik ricostruisce i rapporti del regime con alcune figure centrali dell'epoca, tra cui Luigi Pirandello, Gabriele D'Annunzio, George Bernard Shaw, Anton Giulio Bragaglia, Gian Francesco Malipiero e Silvio d'Amico, e mostra come le iniziative culturali promosse da Mussolini - dai Carri di Tespi al Sabato Teatrale, fino alla Regia Accademia d'Arte Drammatica - abbiano puntato a raggiungere pubblici nuovi con il preciso intento di mettere in moto una vera rivoluzione antropologica. Descrivendo le strategie di controllo e le tensioni tra il potere politico e il mondo dell'arte, "Il teatro di Mussolini" restituisce un quadro inedito della cultura fascista, dove lo spettacolo è stato al tempo stesso mezzo di sperimentazione, di propaganda, di educazione collettiva e, talvolta, di resistenza. Tutte questioni che, a ben vedere, ancora oggi ci riguardano da vicino.
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