In ogni epoca l’essere umano ha dovuto scegliere se restare in superficie o scendere in profondità. Oggi questa tensione assume forme nuove. Viviamo immersi in un flusso continuo di stimoli, immagini e notifiche; lo spazio dell’otium – quel tempo che i Latini sottraevano al frastuono del negotium per restituirlo alla riflessione e alla vita interiore – si restringe sempre di più. Tornare a sé non è un lusso spirituale, ma una necessità. In un tempo che ci spinge costantemente fuori da noi stessi, parlare di interiorità non è anacronistico, ma essenziale. È qui che il pensiero di Sant’Agostino torna a interrogare il presente: il desiderio umano è più vasto di qualsiasi profilazione, e nessuna risposta immediata e standardizzata riesce davvero a colmare l’inquietudine del cuore.
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