«Quello che succede veramente, quello che viviamo, il resto, tutto il resto, dov’è?» Si chiede Geoges Perec. Da questa domanda, che invita a guardare all’ordinario come spazio di senso e di trasformazione, prende avvio il volume. Al centro vi è il rapporto tra Architettura, spazio pubblico e bene comune, indagato attraverso pratiche progettuali che – facendo ricorso ad autocostruzione, riuso, temporaneità e gestione condivisa – ridefiniscono usi, significati e forme di accessibilità dello spazio urbano. Il volume raccoglie e interpreta esperienze italiane eterogenee, osservandole non come repertorio di pratiche esemplari, ma come esperienze situate in cui progetto, cura, norma, immaginario e azione collettiva si intrecciano in modo dinamico. La nozione di piano-sequenza costituisce il filo trasversale ai casi descritti: non semplice successione di interventi, ma metodo capace di articolare il progetto per fasi, adattarsi ai contesti, misurare nel tempo i propri effetti e aprire ulteriori traiettorie di trasformazione. Dai racconti dedicati a Orizzontale, LandWorks, Studio Albori, Piazze Aperte e Farm Cultural Park, fino ai contributi raccolti nella sezione Intersezioni, emerge un campo di ricerca in cui l’Architettura agisce più come infrastruttura relazionale, culturale e politica che come forma conclusa. Il volume non propone modelli definitivi, prova a costruire un lessico critico e un insieme di orientamenti per leggere più consapevolmente pratiche plurali, reversibili e negoziabili, restituendo al progetto un ruolo operativo nella costruzione dello spazio pubblico come Bene Comune.
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