La bibliografia sul linguaggio giuridico italiano dà una rappresentazione efficace della qualità e della quantità di occasioni che da qualche decennio giuristi e linguisti dedicano ai temi del rapporto tra lingua e diritto. Tra i percorsi battuti c'è anche la lingua del giudice nella sua più tipica realizzazione testuale, la sentenza, qui discussa anche nell'ottica del dibattito sul processo come evento comunicativo e sulla semplificazione degli atti processuali come vie per una compiuta democrazia linguistica. Il volume si pone in continuità con questi percorsi, offrendosi come organica ricerca sul tema dei testi giurisprudenziali fondata sull'esame di un campione di sentenze significativo per ampiezza e organo giurisdizionale (cento decisioni emanate negli ultimi venticinque anni dalla Corte di Cassazione, organo che più ha inciso sulla formazione di una fisionomia generale della sentenza in Italia). Il lavoro descrive la struttura e i fenomeni notevoli di sintassi, lessico, testualità e argomentazione della sentenza, osservando i punti di contatto o divergenza rispetto alla lingua comune e i rapporti intertestuali entro la cornice comunicativa dello stesso dominio giuridico. La prospettiva del giudizio connota infatti la lingua del giudice di aspetti specifici, contigui ma per altri versi lontani dalla lingua del legislatore, dell'avvocato, del notaio, del giurista in sede di elaborazione dottrinale. Completa l'indagine una sezione dedicata al genere testuale della massima giurisprudenziale.
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