Il volume esamina i rapporti politici e culturali tra Benedetto Croce e Giovanni Gentile dal 1915 al 1924, cercando di chiarire le ragioni che portarono alla fine della loro amicizia e della loro collaborazione, che fu prima filosofica e poi politica. L’autore mette in luce la diversa posizione assunta da Croce e da Gentile nel 1915 di fronte alla neutralità italiana e alla dichiarazione di guerra, ricordando anche le occasioni in cui Croce e Gentile furono in accordo, come quando rifiutarono l’idea di nazione basata su elementi naturalistici e razziali, e difesero il concetto di nazione come creazione storica; o nel condannare l’antipatriottismo dei socialisti massimalisti, incapaci di accettare il concetto di patria; o nel difendere la Riforma della scuola, fatta da Gentile come ministro della Pubblica istruzione nel 1923. Nell’ultima parte del libro si cerca di spiegare la rottura dell’amicizia tra Croce e Gentile avvenuta nel 1924, quando dopo il delitto Matteotti Croce passò decisamente all’opposizione e assunse la difesa degli ideali liberali del Risorgimento, mentre Gentile fece professione di radicalismo fascista e legò il suo destino alla fortuna e alla politica di Mussolini.
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