La recente teoria antropologica ha polemizzato con la classica nozione di «cultura», criticandone le basi idealistiche e la tendenza a svalutare le fondamenta economico-politiche dell'azione sociale. Pur se talvolta giustificata, tale critica ha condotto gli indirizzi postcoloniali e poststrutturali a negare la relativa autonomia della dimensione culturale come costitutiva della soggettività umana, e a considerare quest'ultima come interamente plasmata da dispositivi impersonali di potere. I saggi raccolti in questo volume mettono in discussione questi esiti radicalmente antiumanistici, rivendicando la centralità dell'analisi culturale per la comprensione antropologica - in relazione a campi specifici come il corpo e l'incorporazione, la razionalità di religione e magia, le forme contemporanee di mitopoiesi, e soprattutto la violenza di massa e il problema della comprensione del comportamento dei «carnefici». Filo rosso della trattazione è il recupero di una antropologia storicista e razionalista, che non liquidi la cultura come semplice mascheramento ideologico dei rapporti di forza, né la ragione come mero sottoprodotto delle disuguaglianze strutturali e identitarie.
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