Esiste un angolo di Piemonte dove l'aria profuma già di sale. Non è un miraggio ma la magia del comune di Bosio, la punta più meridionale della provincia di Alessandria, talmente vicina al mare che, nelle giornate limpide, i viticoltori giurano di scorgerne il riflesso dalle vette più alte dei loro vigneti. In questo scenario di confine, tra i rilievi dell'Appennino Ligure e le dolci colline monferrine, Roberto Ghio coltiva la sua interpretazione del Gavi DOCG. Bosio è il punto più alto della denominazione, quello dove le vigne faticano di più ma regalano uve di una freschezza inimitabile. Qui la terra è ricca di argilla e marna calcarea, un suolo antico che i locali chiamano con orgoglio "Terre Bianche". Un tempo queste zone erano la via di passaggio dei mercanti di sale che risalivano dalla costa; oggi, quel sale sembra essere rimasto intrappolato nelle radici delle viti, donando al vino una mineralità che è un vero e proprio marchio di fabbrica. La DOCG Gavi del Comune di Bosio è una sottozona prestigiosa che sottolinea proprio questo legame indissolubile con il territorio. Il vitigno utilizzato è il Cortese in purezza. Un'uva storica, nobile e delicata, che in queste terre trova il suo habitat d'elezione. Roberto Ghio lo alleva seguendo i dettami dell'agricoltura biologica, senza forzature, lasciando che la pianta esprima il suo carattere naturale. La vendemmia scatta a metà settembre, con i grappoli raccolti rigorosamente a mano per evitare qualsiasi ossidazione precoce. In cantina, la fermentazione avviene in vasche di acciaio a temperatura controllata, una scelta tecnica precisa per preservare intatti i profumi varietali e la croccantezza del frutto. Dopo la vinificazione, il vino affronta un affinamento in bottiglia di almeno sei mesi, un tempo prezioso che permette alle sue componenti di armonizzarsi e di trovare il giusto equilibrio. Alla vista si presenta di un giallo paglierino limpido con riflessi luminosi. Al naso non urla, ma sussurra note di fiori bianchi, scorza di cedro e una distintiva punta di mandorla verde. In bocca l'ingresso è fresco, quasi affilato, ma subito seguito da una sapidità profonda che allunga il sorso in un finale pulito e rigenerante. È un vino che "chiama" il sorso successivo, senza mai stancare. A tavola è un compagno versatile e generoso. Ideale per una focaccia di Recco calda, dove la sua acidità bilancia perfettamente la grassezza del formaggio, o un risotto agli asparagi selvatici.
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