Sempre più spesso i giovani artisti si sentono dire che per portare avanti la propria ricerca creativa devono reperire i fondi utili da attività diverse da essa. Infatti, non è quasi mai possibile per un esordiente, pur se dotato di ottime capacità e competenze, poter vivere di proventi di ciò che produce. Così, nei casi migliori ci si ritrova a produrre pseudo-arte facilmente commerciabile, in altri casi essere costretti a fare mestieri diversi per comprare materiale per la propria ricerca artistica o addirittura abbandonare tutto per stanchezza e sconforto. In tempi come i nostri, in cui l'economia è il centro motore di ogni attività, cercare il rapporto di essa con l'arte non vuol dire ridurre quest'ultima al pari di una merce o servizio, bensì indica la volontà di rendere l'atto creativo autonomo e dare a chi vuole vivere in esso e di esso, i mezzi per farlo senza dover dipendere da finanziamenti pubblici o privati o da introiti provenienti da altre attività. In questa prima pubblicazione che esamina il problema dal punto di vista museale, si inizia a tracciare un iter di ricerca, da parte dell'autrice, più ampio, finalizzato a rendere autonoma l'arte contemporanea, intesa come bene di tutti e per tutti, eliminando la sua concezione di bene elitario, permettendo a tutti i giovani del settore di poter trovare una strada economica, autonoma grazie ad un ritrovato ruolo riconosciuto nel pubblico e nel privato dalla società.
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