In un tempo attraversato dalla crisi delle certezze morali e giuridiche, questo volume ritorna al pensiero di Jean Marie Guyau, primo filosofo dell’anomia, per interrogare le possibilità morali che si aprono immaginando umani liberi dall’obbligo e dalla sanzione. Attraverso una lettura giusfilosofica che intende dialogare con la complessità del proprio settore disciplinare e con quella all’incontro con altri saperi, in particolare, con l’antropologia, la letteratura, le scienze sociali e sociologiche, il testo esplora l’anomia come spazio generativo, capace di aprire a nuove forme di responsabilità e di relazione. Le questioni di coscienza, umane e non umane, divengono una soglia critica in cui riconfigurare la dignità e la solidarietà tra antologie e ontologie del diritto. Le prospettive di Guyau, interlocutore ancora adeguato a comprendere il presente e le tensioni che lo abitano, accompagnano chi legge lungo soglie incerte e confini mobili dei diritti anche grazie a brani di diritto e letteratura. Proprio là dove le certezze si incrinano, questo libro invita alla sosta e al ritorno, suggerendo di (ri)pensare la libertà non come assenza di legami, ma come capacità creativa di inventarne di nuovi. L’eredità filosofica di Guyau consiste proprio in questa scommessa: che la vita, lasciata libera dall’obbligo e dalla sanzione, sappia (ancora) generare valori, senso e solidarietà, seppure in modi inattesi, in un avvenire che, per quanto irreligioso è, ancora, incerto, ma possibile.
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