Fin dagli antichi Greci la filosofia si è confrontata con il linguaggio, costruendo sofisticate teorie su idee e cose, parole e oggetti, sensi e significati. Il nostro secolo ha infine assistito a quella \"svolta linguistica\" che accomuna pensatori tanto diversi quanto Heidegger e Wittgenstein intorno al tema del linguaggio come asse della riflessione e dell'espressione. Ian Hacking ripercorre qui alcune tappe essenziali di questo confronto, dal Seicento a oggi: dal \"segno\" di Thomas Hobbes all'\"anarchismo\" di Paul Feyerabend passando per Locke, Berkeley, Frege, Russell, Wittgenstein, Ayer, Chomsky e Davidson. Il libro rivela così il \"labirinto filosofico che ha il linguaggio al proprio centro\". Ma Hacking fornisce anche il filo d'Arianna per uscirne: non restare intrappolati nella \"routine di una filosofia del linguaggio fine a se stessa\", ma scoprire come e perché il linguaggio costituisce l'interfaccia tra noi stessi e il mondo.
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