Attraverso la sua vicenda umana e la sua incredibile produzione letteraria, Krleža si presenta come figlio e sentinella di un piccolo popolo, ma al contempo intellettuale mitteleuropeo tra i più innovativi e apprezzati.rnrn«Si può leggere questo libro, tra i tanti modi possibili, come un risarcimento critico a uno scrittore e drammaturgo ingiustamente trascurato, come la storia di un intellettuale libero che viene comprensibilmente ma mai totalmente addomesticato dal potere. Io l’ho letto soprattutto come la vicenda di un uomo che aveva intuito l’approssimarsi di una catastrofe» – Roberto Borghirnrnrn«Silvio Ziliotto ha costruito e scritto un ampio e ben articolato testo sulla storia e il valore del più importante (e straripante) autore della letteratura croata del XX secolo: Krleža il ribelle, il rivoluzionario, l’escluso, il salvato, l’intellettuale ufficiale, il sopravvissuto (a se stesso), il decano di Zagabria» – Silvio Ferrarirnrnrn«Noi scriviamo libri in un momento storico in cui sarebbe molto difficile determinare, in mezzo all’odierna sempre più turbata confusione dei programmi, delle convinzioni morali e politiche, in mezzo alla sempre più evidente vittoria delle macchine sull’uomo, cosa ne sarà delle competenze artistiche e poetiche, così care a noi esteti, che non potremmo immaginarernneanche per un momento il mondo senza l’arte. Cosa ne sarà della poesia in mezzo a questo frastuono, in questo mondo odierno in cui, oltre al fanatismo politico e al rumore delle armi, prevalgono le cieche quantità? Cosa ne sarà del sentimento umano, vero, profondo e represso, che oggi, oppresso da molti pericoli, si perde sempre più nell’oblio della sua vera e genuina immediatezza?»rnMiroslav Krleža (1893-1981) è stato il più grande letterato del Novecento croato. Saggista, critico, drammaturgo, poeta, scrittore, anticipatore di correnti e pensiero, è stato spesso censurato per il suo anti-militarismo e le sue critiche graffianti sia sotto l'Impero austro-ungarico che durante il Regno dei Serbi, dei Croati e degli Sloveni. Espulso dal Partito comunista jugoslavo nel 1939, avversato e scampato alla fucilazione del regime ustaša croato alla fine della seconda guerra mondiale, fu perdonato da Tito che lo volle alla guida della politica culturale del nuovo Stato socialista jugoslavo.
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